
L'uomo delle stelle La Dub Optika di Francesco Fumagalli è tra le poche piccole aziende al mondo capace di realizzare telescopi astronomici di alta qualità. Un esempio di come la passione possa trasformarsi felicemente in lavoro
di Dario Vascellaro
Francesco Fumagalli è un uomo grande e grosso, uno di quelli ai quali i bambini potrebbero chiedere di rubare per loro una stella dal cielo. Non sappiamo cosa gli abbiano chiesto i suoi figli in gioventù, ma è certo che Fumagalli ha dedicato alle stelle e al modo per guardarle da vicino tutta la sua vita. È, infatti, il fondatore e l'amministratore unico della Dub Optika, ("dub" in russo significa "quercia") azienda in provincia di Varese associata alla Cdo Prealpi che realizza telescopi astronomici di precisione, mostri del diametro fino a 1.5 metri che scovano le stelle negli angoli più remoti della galassia.
Nato a San Pellegrino Terme in provincia di Bergamo 45 anni fa da una famiglia di interessi umanistici (il padre, architetto, ha scritto numerosi saggi di storia dell'arte), Fumagalli è stato rapito dalle stelle all'età di 12 anni, quando gli venne regalato il suo primo, rudimentale telescopio.
Quando gli chiedo cos'è che lo aveva affascinato mi guarda come se gli avessi fatto una domanda ovvia e, di rimando, mi chiede a bruciapelo se ho mai visto la luna al telescopio. Rispondo di no quasi con imbarazzo e lui mi sorride e poi si getta in un'appassionata descrizione dei crepacci e delle catene montuose del nostro satellite, dell'emozione di scoprirli da vicino, del fascino del "terminatore", la linea di confine che divide l'ombra dalla luce.
Lo senti parlare e ti sembra di vedere ancora il ragazzino che sgranava gli occhi scoprendo i segreti del cosmo, lo ascolti e capisci che quell'uomo è innamorato degli spazi siderali, li conosce come noi conosciamo le strade del nostro quartiere. Dopo quella precoce folgorazione, Fumagalli non si ferma più. Ai tempi del liceo ha la fortuna di incontrare altri ragazzi, innamorati delle stelle come lui, che facevano parte di un'associazione dedita allo studio delle stelle variabili, quelle che mutano di luminosità nel tempo.
Il gruppo aderiva all'associazione europea Geos (Gruppo europeo di osservazione stellare), nata per iniziativa di un ingegnere parigino e costituita, per la maggior parte, da entusiasti osservatori del cielo italiani e francesi (ma non mancavano gli spagnoli, i belgi, gli svizzeri). Ecco, così, che Fumagalli, a soli 14 anni, si trova a tenere, di fronte ad astronomi francesi, una relazione (in francese) sulle osservazioni che aveva condotto insieme agli altri colleghi del gruppo. A questo punto, l'iscrizione alla Facoltà di Astronomia di Padova è una tappa obbligata, ma lo studio teorico non può bastare al vulcanico bergamasco. Interrotti gli studi per ragioni sentimentali, Fumagalli percorre la strada dell'insegnamento: introduce ai segreti del cosmo gli studenti delle scuole svizzere (si è, nel frattempo, sposato e trasferito a Varese).
Ecco come descrive il momento in cui gli è venuta l'idea di mettersi a costruire telescopi: "Da quando ho iniziato ad appassionarmi all'astronomia ho cominciato a costruirmi tutti gli strumenti da me perché quelli che c'erano in giro, o erano troppo costosi, o erano fatti troppo male. Così, alla fine, nonostante tutto, ho capito che c'era più bisogno di buoni costruttori che di buoni astronomi. È un mestiere piuttosto difficile, non tanto tecnicamente perché in vita mia non ho fatto altro che pensare a come costruire telescopi e a come costruirli meglio, ma il problema è passare da un'attività fatta per passione a una di tipo imprenditoriale. È un'attività che presenta grandissime difficoltà a causa dei tempi lunghi dei committenti: prima pensano a che tipo di telescopio costruire, poi fanno il bando di gara per trovare il costruttore giusto e solo dopo cercano i finanziamenti".
UN COLPO DI FORTUNA - Fondata la Dub Optika nel 1990, l'anno successivo Fumagalli viene contattato dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) che doveva costruire dei grossi strumenti sul Gran Sasso per osservare l'interazione di particelle di grande carica che vengono emanate dagli oggetti celesti e che impattano sulla nostra atmosfera. Grazie alle originali proposte la Dub Optika vince l'appalto. Il duro lavoro e le buone idee, però, non sempre bastano per regalare il successo a un'azienda.
Spesso interviene qualcosa che Fumagalli definisce "la mano del Signore". Da anni Fumagalli sapeva che i russi producevano la miglior vetro-ceramica, un materiale particolarmente indicato per le ottiche dei telescopi perché non ha dilatazioni termiche. Non riusciva, però, a contattare la ditta produttrice del materiale finché una giovane e intraprendente laureata in russo, non riesce a scovarla. Pronto a partire per la Russia, Fumagalli riceve dall'Osservatorio di Merate la richiesta di portare un pacco di libri di un professore russo di Pietroburgo. Espletata la cortesia, Fumagalli scopre che il professore, desideroso di ricambiare il favore, altri non è che Viktor Abalakin, direttore dell'Osservatorio di Pulkovo, cioè la massima carica amministrativo-scientifica nel campo.
In maniera del tutto fortuita, quindi, Fumagalli si trova ad avere a disposizione, in un momento economicamente tragico per l'ex Unione Sovietica, il gotha dei tecnologi dell'astronomia russa, gente che, pur avendo progettato i sistemi di autoguida dei missili balistici intercontinentali, guadagnava 25-50 dollari al mese. A questo punto, assicurate le forniture di semilavorati e di ottiche e sollevata con le sue commesse la disperata situazione economica di svariate famiglie russe, l'attività della Dub Optika si intensifica.
Fumagalli, che nel frattempo ha assunto un prezioso collaboratore (scelto in base alla sua passione per l'astronomia) e un'efficientissima segretaria lettone, realizza tre osservatori nel Canton Ticino, uno in Algeria, in Francia; restaura per l'Osservatorio di Merate quello che è, per dimensioni, il terzo telescopio italiano. A Petina, in provincia di Salerno, realizza il più grande telescopio amatoriale d'Italia (85 cm di diametro), ed è in procinto di realizzarne uno nel Canton Friburgo e uno in Bulgaria. A Rimini costruisce un osservatorio per una delle due associazioni amatoriali della città (basterebbe questo particolare per capire che l'Italia è un paese di astronomi: metà degli astronomi amatori europei sono italiani).
Una realizzazione della Dub Optika si trova sulla stazione spaziale Mir: si tratta delle parti ottiche di un analizzatore dei tassi di inquinamento biologico (bioluminometro). La sua ultima realizzazione è l'Osservatorio di St. Barthelemy, in Val d'Aosta, una struttura da sogno costruita grazie ai generosi finanziamenti della Regione, con un settore dedicato alla didattica, uno agli astrofili, un telescopio solare e uno principale. Nonostante il successo, Fumagalli resta orgogliosamente un "artigiano", che si serve, a sua volta, di straordinari artigiani (di Varese e Bergamo, per le parti meccaniche ed elettroniche, di Treviso e Venezia per le ottiche).
Magari deve battagliare per ottenere il credito dalle banche, come quella volta che una delle banche con cui lavora, dopo l'11 settembre, gli negava un prestito necessario per realizzare un telescopio in Algeria (salvo poi scoprire che proprio per quella banca transitava il flusso finanziario tra Italia e Algeria), ma la Dub Optika affronta con la sua genialità la concorrenza delle altre piccole imprese che realizzano prodotti simili (in Europa non sono in tutto più di quattro, due in Italia).
Il mercato, per fortuna, grazie ai finanziamenti comunitari e alla passione dei privati, disposti a spendere anche 80 mila euro per un telescopio, non dà segnali di crisi. La Dub Optika si muove come una piccola imbarcazione in mezzo a diverse corazzate (in Italia c'è l'elefantiaca Ansaldo), ma con la forza dell'entusiasmo non dimentica (a differenza della Zeiss, ad esempio, che ha abbandonato il settore perché non abbastanza redditizio) la sua mission: portare le stelle più vicino a chi le guarda.
Alla
fine del nostro colloquio chiedo a Fumagalli se ha ancora il tempo per guardare
le stelle e se ci vede le stesse cose che ci vedeva da ragazzo: "Certo -
risponde - guardare lontano aiuta a capire ciò che si ha vicino".
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Giornale dell’Associazione Tuscolana di Astronomia Anno 7 Numero 26 Settembre—Dicembre 2003
Una valle dedicata all’astronomia !